Professione pr. Ce ne parla Gianna Paciello founder e vice president di Aida Partners Ogilvy Pr

PC Lunedì sono rimasta molto colpita dall’appassionato appello che Gianna Paciello, founder e vice president di  Aida Partners Ogilvy Pr ha scritto a Youmark, che infatti non a caso ha suscitato un vivo dibattito.adv-vs-pr

“Dove abbiamo sbagliato?’ è il titolo della lettera che ha inviato alla redazione, in cui si chiede come mai le pr siano percepite come una categoria poco qualificata, poco professionale, improvvisata e salottiera, salvo qualche rara eccezione“e attribuisce la principale colpa proprio a chi fa pr ma non ha saputo qualificare la propria professione agli occhi del mercato in questi anni (vi ricordate l’adagio milanese Ofelè va strascià del sò mestè?).

Gianna Paciello prosegue sottolineando che persino le nuove leve che vengono assunte in agenzia a volte hanno la stessa percezione. “Colpa delle scuole che sfornano migliaia di futuri comunicatori all’anno?” si chiede Paciello, “No, è ancora e sempre colpa nostra, perché in quelle scuole insegniamo anche noi.”

Mi è sembrata la persona più giusta a cui chiedere quali caratteristiche deve avere un giovane talento per fare con entusiasmo e competenza un lavoro che può e deve avere un ruolo strategico nella comunicazione contemporanea. Ecco cosa mi ha risposto.

Gianna Paciello: “Sembrerà strano ma quando scelgo una persona, a seguito di un colloquio, quello che colpisce di più la mia attenzione non sono tanto i titoli di studio e i corsi frequentati quanto la passione, la curiosità, la sensibilità e la determinazione.

Ho visto negli anni fallire miseramente persone con una cultura elevatissima, solo perché non avevano il carattere giusto per fare questo lavoro. E ho visto invece crescere persone dotate di una grande sensibilità e forza di volontà che hanno sopperito ad una mancanza di cultura di base con lo studio, l’aggiornamento e la costanza.

Chi fa il comunicatore deve amare guardarsi intorno, interpretare i segnali, avere delle visioni. Deve amare leggere, scrivere, confrontarsi, mettersi nei panni degli altri. Questo ritengo sia un punto fondamentale. Il sapersi mettere nei panni degli altri, che non è altro che l’ essere sensibili, ti permette di ascoltare il cliente, comprenderne i bisogni, adeguarsi al suo modo di relazionarsi con la sua azienda, indirizzarlo verso il cambiamento o il potenziamento delle sue attitudini. Avere una laurea e non avere questa predisposizione, non basta a fare di te un buon comunicatore.

Quindi la formazione è secondaria. Che sia una laurea in cultura umanistica o meno, valgono la voglia di imparare sempre cose nuove, di leggere intorno a sé cosa sta accadendo e perché.

A chi vuole iniziare questo mestiere consiglio di rimboccarsi le maniche e darsi da fare, senza orgoglio e arroganza. Se si impara dal basso, si potrà insegnare. Questo è un lavoro fatto anche di grande operatività e non solo di strategia. Conoscerne tutti gli aspetti aiuta poi tantissimo nella gestione delle risorse che prima o poi dipenderanno da noi.”

Quali aggiornamenti deve prevedere un giovane che inizi oggi questa carriera?

Per quanto riguarda gli aggiornamenti, dipende molto dalla propria specializzazione. Chi si occupa di digital è costretto ad aggiornarsi quotidianamente perché quello che oggi è nuovo, domani è obsoleto. Chi si occupa di media relation deve conoscere un panorama di media che è in costante evoluzione e quindi dovrà aggiornarsi frequentissimamente, parlando con i giornalisti, comprendendone le necessità e le evoluzioni.”

La tecnologia a volte non aiuta questo lavoro. Non si puo’ rendere impersonale un lavoro che è fatto di relazioni. Quindi il suggerimento più forte che posso dare è : usate la tecnologia ma non fate mai sì che questa sostituisca il rapporto umano.

Cosa valuti durante il colloquio d’assunzione in un giovane?

Cosa apprezzo di più in un colloquio? Sicuramente la passione che l’intervistato riesce a trasmettermi. Passione per questo lavoro ma anche per la vita. Altrimenti questo non è il lavoro giusto.”

Ci auguriamo che queste appassionate parole consentano a molti giovani di capire meglio se le pr sono la professione giusta per loro e ringraziamo Gianna per il tempo che ci ha così gentilmente dedicato.

(Prometto che a giorni pubblicheremo anche l’approfondimento sulla professione strategic planner, come preannunciato. Stay tuned).

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