Italiani penultimi in Europa nella conoscenza dell’inglese

PC Peggio di noi fanno solo i francesi.EF-EPI_2013Rank_Map_512x384px

Nella classifica che l’EPI (English Proficiency Index) ha realizzato con test effettuati su 750.000 adulti provenienti da 60 Paesi nell’arco di tempo di sei anni (2007-2012) l’Italia si posiziona infatti al 32esimo posto dopo Uruguay, Sri Lanka e Russia, penultima tra gli Stati europei (dopo l’Italia c’è solo la Francia).

L’inglese è sicuramente la lingua del marketing e della comunicazione, e, come ha recentemente sottolineato Beppe Severgnini, non serve sapere l’inglese, bisogna saperlo benissimo. Lo hanno sottolineato praticamente tutti i manager che abbiamo intervistato.

Peccato che la scuola italiana ignori in grande misura (per quella che è la mia personale esperienza con mio figlio) questa esigenza, che è comunque strettamente legata  alla crescita economica del paese.
L’indagine completa è disponibile a questo link http://www.englishtown.it/blog/le-prime-60-nazioni-nella-graduatoria-basata-sullindice-di-conoscenza-della-lingua-inglese-di-ef.

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3 thoughts on “Italiani penultimi in Europa nella conoscenza dell’inglese

  1. Giulia ha detto:

    Ci ho pensato e ripensato, perchè non vorrei far sempre la parte della rompi che vede tutto nero….
    Ma come potremmo non essere al penultimo posto in Europa, se alle SCUOLE MEDIE (non alla scuola materna…..) si insegna ancora FRANCESE anzichè inglese ?????
    Poi i ragazzi vanno al liceo e cominciano a 14 anni i primi rudimenti della lingua che, seppur “più facile dell’italiano” ha un sacco di eccezioni, falsi amici e idiomatics che si imparano in una vita, non in 5 anni…
    Non tutti purtroppo si possono permettere corsi privati, altrimenti oltre all’inglese sarebbe utile magari anche il cinese (visto che su 6 Mld di persone, 1 e passa parla quella lingua lì….).

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    • trampolinodilancio ha detto:

      Cara Giulia, non credo che il cattivo inglese sia colpa del buon francese.

      Credo sia in un insieme di ragioni più complesse:
      – economiche (l’Italia è un paese popoloso e con un consumo interno tale – fino a poco tempo fa – da potere mantenere aziende floride con il solo mercato domestico, per cui la conoscenza delle lingue – per fare business – pareva un accessorio esotico e non così indispensabile)
      – culturali: le nostre insegnanti normalmente non sanno l’inglese (mentre sanno il francese, lingua della diplomazia e delle fanciulle di buona famiglia), per cui lo insegnano in modo scolastico e inefficace.

      Se trasmettessero alla tele i cartoni di Peppa Pig in inglese avremmo una generazione con un fluente grugnito british. Come diceva una nostra conoscenza comune (FF), l’inglese non si studia, si parla.

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      • Giulia ha detto:

        Sono d’accordo su tutto quello che dici, tranne che sul “buon francese”.
        Magari i ragazzini di 14 anni parlassero un francese passabile… A scuola si dà – giustamente – grande importanza alla grammatica (che in francese è una bella rogna, come in italiano) ma poi si tralascia, anche in questo caso, la parte di conversazione/pratica. Quindi hai ragione, il problema probabilmente è il metodo di insegnamento.
        FF docet: se una lingua non la usi, non serve a nulla (e qui devo battermi il petto per prima….), diventa mero esercizio di stile, una riga su un CV che poi all’atto pratico vale meno della carta su cui è scritta….

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