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INTERVISTA A MARA VALSECCHI TRADE MARKETING MANAGER STAR

PC  Sono molti i nostri intervistati che hanno sottolineato la crescente importanza del trade marketing, cioè l’applicazione delle tecniche di marketing sulla distribuzione piuttosto che sul consumatore finale. Questo a  conferma, se ce ne fosse bisogno, del grande potere che ha da anni la distribuzione sull’industria.

Abbiamo quindi deciso di chiedere a Mara Valsecchi, che dirige la divisione dedicata al trade marketing in Gallina Blanca STAR, di aiutarci a capire quali sono i requisiti che deve avere un giovane talento per affermarsi in questa branca del marketing che offre buone possibilità di inserimento. Nelle risposte di Mara traspare l’entusiasmo che profonde sia nel suo lavoro che nella selezione dei candidati.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare nel reparto trade marketing di Star?

Mara Valsecchi: Cerchiamo giovani intraprendenti, proattivi e capaci di assumersi piccole e grandi sfide quotidiane. Vogliamo talenti tenaci verso la risoluzione dei problemi e flessibili nei confronti di contesti in continuo e veloce cambiamento.  Cerchiamo donne e uomini che sentano Star come la propria azienda.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Mara Valsecchi Trade Marketing Manager Star

Mara Valsecchi: In Star diamo tantissima importanza alla fase di selezione dei candidati e dedichiamo molto tempo alle interviste. Cerchiamo con questo di andare a fondo nei confronti di quelle che sono le reali capacità ed aspirazioni delle persone che vogliono collaborare con noi. Per questo tutte le persone che ho selezionato nella mia carriera professionale hanno poi confermato quelle che erano le aspettative.

Trampolinodilancio: Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Mara Valsecchi: Siate “sinceri”. Azienda e candidato devono essere certi di aver fatto la scelta giusta scegliendosi reciprocamente. Pertanto fingere di avere delle skills che non si hanno o viceversa promettere ad un candidato cose che non si possono poi mantenere potrebbero generare forte malcontento e demotivazione da entrambe le parti.

Siate “entusiasti” verso l’opportunità di assumervi nuove sfide.

Siate “umili”  e affamati di conoscenza.

Trampolinodilancio: In quale settore del marketing e della comunicazione ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Mara Valsecchi: Il largo consumo è ancora un settore fortemente dinamico e pertanto capace di assorbire giovani che vogliono intraprendere un esperienza professionale in tale settore.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Mara Valsecchi: Cercate di fare esperienza nelle grandi aziende che vi possono offrire contesti complessi e dinamici in organizzazioni strutturate e in grado di trasferire knowhow.

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Come sostenere un colloquio su skype

PC Mi è stato suggerito da una lettrice di dare indicazioni su come comportarsi nel caso in cui il colloquio avvenga tramite Skype, il sistema che permette di chattare e videochiamare usando il pc. Sta infatti diffondendosi questa abitudine nelle aziende internazionali che devono intervistare candidati molto lontani, ma che non rinunciano alla possibilità di vederli di persona.

Posso dire a buon senso e dopo aver letto quello che è disponibile su internet che valgono, con i dovuti aggiustamenti,  le regole generali per sostenere un colloquio di persona. Le provo a riassumere:

ESSERE PREPARATI

È  fondamentale prendere dimestichezza con Skype in anticipo, se non lo si è mai usato prima, in modo da risultare sciolti nell’utilizzo e potersi concentrare su cosa si dice. In particolare: regolate il volume (né troppo alto né troppo basso), la posizione della webcam – che vi deve inquadrare perfettamente  -, e controllate la luce, che dovrebbe illuminarvi frontalmente.

Tenete di fianco a voi il vostro curriculum, in modo da poter controllare, se necessario, date e esperienze, ma cercate di memorizzarle prima. Non è bello far vedere che voi per primi non vi ricordate i dati che vi riguardano!

ESSERE VESTITI CORRETTAMENTE

Su come vestirsi per un colloquio su Skype valgono le regole  che ha argutamente spiegato Patrizia nel post “Cosa mi metto” e ripreso io stessa nel post “Come vestirsi per un colloquio”. In più è essenziale non presentarsi come dei mezzi busti (camicia bianca sopra e pantaloni della tuta sotto) perché potrebbe succedere che vi dobbiate alzare per andare a prendere un documento che vi viene richiesto!

ESSERE ISOLATI

Come per il colloquio telefonico è essenziale che l’ambiente che vi circonda vi garantisca concentrazione e serenità: avvertite chi eventualmente vive con voi che avete bisogno di una mezz’ora di totale isolamento, spegnete il telefono, chiudete la posta sul pc per evitare che arrivino messaggi durante il colloquio.

CONTROLLARE IL CONTESTO

Il colloquio su Skype è forse l’unico tipo di colloquio che permette all’intervistatore di vedervi inseriti in un contesto che può dargli degli indizi su di voi. Scegliete quindi uno sfondo possibilmente neutro, o che mandi un messaggio che vi rappresenta. Se siete aspiranti creativi può essere interessante vedere sullo sfondo dei vostri lavori, appesi come fossero quadri, ma se volete candidarvi come affidabile responsabile marketing la collezione di Hello Kitty sullo scaffale potrebbe nuocervi.

RISPETTARE LE REGOLE DI COMUNICAZIONE NON VERBALE

Fissate negli occhi la webcam in modo da incontrare lo sguardo di chi vi sta intervistando, mantenete una postura eretta ma non rigida, parlate in modo chiaro e non troppo velocemente e ricordatevi il suggerimento di Patrizia: la gentilezza e il sorriso sono generalmente contagiosi e funzionano meglio di una password per forzare i primi livelli di resistenza (vedi il post: Ho cercato per tutto il paradiso la quota dove sta il tuo sorriso)

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COME ESSERE BRILLANTI IN UN COLLOQUIO TELEFONICO

PC La scelta di un candidato spesso inizia con un colloquio telefonico preliminare: per questo è fondamentale usare il giusto tono, essere precisi, esprimere sicurezza di sé e padronanza della situazione. Personalmente ho sempre avuto una sorta di fobia per il telefono, ma nel corso degli anni ho dovuto abituarmi a usarlo per telefonate delicate, magari non per ottenere un posto di lavoro, ma per argomentare un progetto o risolvere delle situazioni critiche. Anche per questo motivo ho trovato molto utili i consigli di un sito che si occupa di individuare una nuova carriera a lavoratori qualificati (www.internsover40.blogspot.in) su come essere brillanti in un colloquio telefonico.

Isolatevi

Le interviste telefoniche vi mettono in condizione di svantaggio perché potete utilizzare solo la voce come strumento di comunicazione. L’impressione che avrà di voi chi vi fa il colloquio telefonicamente emerge esclusivamente dai suoni che gli arrivano dal telefono. Se siete distratti il vostro eloquio ne risentirà.

Pianificate la telefonata

Con l’uso del cellulare, purtroppo può succedere che telefonate anche importanti vi raggiungano in momenti poco adatti alla concentrazione. Cercate, se la situazione lo consente, di pianificarle: se questo non dipendesse da voi, al momento della telefonata tentate il più possibile di isolarvi dalle distrazioni sia visive che auditive (non sempre si riesce: recentemente ho ricevuto un’importante telefonata proprio mentre ero all’interno di un bar con la musica a massimo volume. Ho ripiegato nel parcheggio, dove però un elicottero sorvolava l’area. Mentre frugavo in borsetta alla ricerca di quaderno e penna è arrivato un camion della spazzatura che si è messo a svuotare i cassonetti. Se da quella telefonata fosse dipesa la mia assunzione sono certa che non avrei mai ottenuto il posto). Provate quindi a programmare data e ora della vostra intervista telefonica esattamente come fareste con un’intervista di persona (e non andate al bar all’ora concordata).

State in piedi

Come ben sanno i cantanti la voce esce meglio se si è in piedi. Non solo: nell’articolo si suggerisce di camminare e sorridere, perché questo si rispecchia nella qualità della voce.

Cercate di ottenere anche un colloquio de visu

Il vostro obiettivo durante l’intervista telefonica dovrebbe essere quello di assicurarvi anche un colloquio di persona, che vi permetterà sicuramente di essere più efficace nello spiegare il vostro background e le vostre aspirazioni.

Preparatevi le risposte alle domande più frequenti

Di seguito alcune domande che vengono generalmente poste nelle interviste telefoniche, in modo che possiate prepararvi anticipatamente le risposte. Vi permetterà di essere più sciolti e precisi e di dare un’impressione di competenza e sicurezza.

  • Mi dica qualcosa di lei
  • Cosa sa della nostra azienda?
  • Come è venuto a sapere di questa posizione?
  • Qual è il suo salario attuale (una domanda alle quale soprattutto le donne, più spesso di quanto si pensi, non sanno rispondere, in particolare se si parla di stipendio lordo)
  • Quali sono le sue aspettative in termini salariali?
  • Perché sta cercando una nuova posizione?
  • Quali sono i suoi punti di forza?
  • Quali quelli di debolezza?
  • Ha qualche domanda?

Preparatevi le domande che farete

Le domande voi farete a chi vi intervista sono importantissime, vi aiutano a dirigere la conversazione e a capire se l’azienda fa per voi. Non esitate a chiedere dettagli sulla posizione che vi viene proposta e non dimenticate di domandare quando potete chiamare per avere un feedback.

In bocca al lupo!

http://internsover40.blogspot.in/2009/10/how-to-thrive-in-phone-interview.html?goback=%2Egde_37401_member_143018637

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INTERVISTA A BEPPE VAVASSORI DIRETTORE MARKETING AVERNA

PC Uno dei risvolti più belli di trampolinodilancio è che mi permette di risentire vecchi amici e ritrovare persone che per vari motivi non sentivo da anni, scoprendo che il rapporto di stima che ci legava è rimasto immutato.

Mi ha fatto particolarmente piacere ritrovare Beppe Vavassori, che ha condiviso con me, tra l’altro, delle estenuanti giornate di shooting in una gelida serra (sì, una serra d’inverno è comunque freddissima) nelle quali solo un provvidenziale grappino, offerto dal previdente scenografo, riuscì a scaldarci. L’Averna per il quale giravamo lo spot era un oggetto di scena: intoccabile, peccato!

Vavassori ha continuato a lavorare nel marketing di Averna, che attualmente dirige, dove ha potuto occuparsi del ringiovanimento del marchio, nel rispetto della tradizione di una delle grandi aziende storiche italiane. L’ultimo nato, Averna Cream, è la dimostrazione di come una persone determinata e intelligente possa attualizzare una grande marca senza tradirne il DNA.

Ho ritrovato Beppe in una situazione molto sfidante, sia a livello personale che aziendale, infatti lavora nello stabilimento produttivo  di Finale Emilia, uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto. Ci racconta che sono già ripartiti con la produzione e nei prossimi giorni ritorneranno a pieno regime. Vista la situazione, è quello che definisce un “Miracolo!”. Apprezzo, quindi,  ancora di più il fatto che abbia trovato tempo per darci delle risposte che trovo estremamente utili e interessanti.

Trampolinodilancio: “Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare nel marketing di Averna?”

Beppe Vavassori: ” Una buona conoscenza di base della materia e saper bene almeno una lingua straniera sono elementi importanti. Ma quello che è veramente importante è avere determinazione, voglia di imparare e di fare, unite però ad una buona dose di umiltà. ”
 
Trampolinodilancio: “C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Beppe Vavassori: ” Ne ho avuta più di una e la cosa che mi gratifica di più è che quando sono andate via, realizzando crescite professionali, siamo rimasti amici e ci sentiamo ancora oggi per scambi di consigli e di opinioni. “ 
 
Trampolinodilancio: “Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro? “

Beppe Vavassori: ” Essere sè stessi e non preoccuparsi se qualche colloquio non va bene, in fondo anche Michel Platini prima di arrivare alla Juve venne scartato dall’Inter”

Trampolinodilancio: “In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?”

Beppe Vavassori: ” In questo momento sicuramente in tutta la parte di web marketing”
 
Trampolinodilancio: “Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Beppe Vavassori: ” Di essere una “spugna” per capire e carpire tutto quello che si fa in una azienda, non solo nel marketing ma anche in tutte le altre funzioni aziendali. E poi di non avere fretta e per spiegare che cosa intendo cito un ricordo personale: primo lavoro dopo l’università e in azienda da due giorni il mio capo mi disse “Tu hai sicuramente studiato all’università il marketing strategico e avrai voglia di mettere in pratica qui tutto quello che hai studiato, ma oggi ti voglio spiegare cos’è il marketing operativo”. Mi portò a pianterreno, mi fece vedere un bancale pieno di scatoloni di un folder di un nuovo prodotto e mi disse “Sono da portare tutti su al 4° piano. Questo è marketing operativo!”. La considero ancora oggi una delle migliori lezioni di marketing che abbia mai ricevuto.”

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Ciascuno cresce solo se sognato

PC In un’intervista alla scrittice Michela Murgia su Io Donna del 16 giugno ho trovato due concetti che voglio condividere perchè mi sembrano entrambi molto interessanti.

Michela Murgia

Raccontando che a 18 anni si è trovata dei “genitori d’anima” (un’usanza molto diffusa in Sardegna) che le permettessero di studiare, in particolare  teologia, Michela aggiunge: “Il contesto è determinante: non è vero che puoi diventare qualcunque cosa, puoi diventare ciò che il contesto ti permette. i miei genitori avevano un’attività commerciale e a loro sembrava impossibile che io potessi fare altro.” E aggiunge queste parole che trovo bellissime: “Danilo Dolci (poeta, ndr) diceva: “Ciascuno cresce solo se sognato”. Bisogna che qualcuno ti sogni per come sarai, non solo per come sei. La mia famiglia mi aveva sognato com’ero, per come sarei stata ce ne voleva un’altra.”

Più avanti quando le chiedono tra i tanti lavori che ha cambiato quale sia quello che le è piaciuto di più Michela Murgia risponde: “Insegnare. Ho adorato i ragazzi, miniere di energie che ti costringono a guardare al futuro con occhi protettivi, da seminatore.”

Ecco credo che sarebbe bellissimo se ognuno di noi riuscisse a proteggere e coltivare dei giovani talenti, a fornire loro il contesto nel quale potranno crescere migliori,  a sognarli in un futuro diverso e più giusto.

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Edoardo Nesi spiega perchè i giovani sono l’unica via d’uscita dalla crisi

PC La Rivista on line Gli Amanti dei Libri ha recentemente intervistato Edoardo Nesi, e partendo dal suo ultimo libro - Le nostre vite senza ieri (vedi post del 30 marzo)- il giovane intervistatore gli ha chiesto di commentare la situazione dei giovani, che non solo si trovano a vivere le difficoltà odierne che non hanno avuto nemmeno la libertà di favorire, ma se ne sentono pure kafkianamente colpevolizzati! Ne “Le nostre vite senza ieri” lei propone delle strade che loro possono percorrere e che si fondano sull’indebitarsi.”

Edoardo Nesi: “E’ veramente una cosa insopportabile questa e penso che voi giovani dovreste veramente incazzarvi per questa situazione. Io lo sento dir spesso: questi giovani non hanno voglia di far nulla, questi giovani non hanno iniziativa, questi giovani sono deludenti. Chi dice questo compie un atto non solo di miopia, ma di estrema ingenerosità. Chi sa bene le cose, sa che dagli anni ’50 fino all’inizio degli anni ’80 erano tempi in cui era, diciamo, facile fare impresa. Perché c’erano tre cose fondamentali per far prosperare un’impresa: un mercato per i propri prodotti, il più grande possibile; la possibilità di ottenere credito bancario, non per forza a tassi bassi perché da sempre l’industria italiana è riuscita a crescere anche con tassi alti; un clima positivo in Italia verso l’impresa. E’ impensabile pensare che il debito sia un marchio d’infamia. Il debito è una componente irrinunciabile di ogni economia. Non c’è quasi azienda al mondo che non abbia un debito da restituire. Il debito è il modo in cui un’azienda può finanziare le idee dei giovani, coloro che oggi meritano e non hanno. Purtroppo, si è spezzato il meccanismo secondo cui si finanziavano le idee di chi meritava e non aveva. E’ questo il problema. Leggevo stamattina quello che ha detto Draghi (n.d.r.: il giorno prima dell’intervista a Nesi, Draghi ha espresso la convinzione che la crisi ha colpito soprattutto i giovani e la necessità di non sprecare il capitale umano che essi rappresentano se si vuole condurre l’Europa intera a una ripresa economica). Io il libro gliel’ho mandato, ora non so se l’abbia letto! I giovani sono l’unica via d’uscita. Non ne esistono altre. Le aziende che oggi esistono sono guidate da settantenni, così come da settantenni è guidato il nostro paese. Queste aziende probabilmente hanno già dato quello che dovevano dare. Ora, c’è bisogno di aziende completamente nuove. Ma questo è un meccanismo antico. Noi siamo stati fermi per 20 anni e non abbiamo compiuto niente di tutto ciò che serviva e che nella storia dell’economia è sempre avvenuto. E’ sempre stato normale per le aziende il fatto di essere rigenerate dall’arrivo di aziende, prodotti, idee nuove.”

Condivido in pieno questa analisi e credo che solo aiutando i giovani a entrare nel mondo del lavoro possiamo davvero sperare di costruire un futuro migliore per tutti.

L’intervista completa a questo link: http://www.gliamantideilibri.it/archives/8560

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Le caratteristiche del collaboratore ideale per Marco Lombardi

PC Nell’intervista a Laura Biagini troviamo degli utili suggerimenti che il suo capo e mentore Marco Lombardi le ha trasferito  in questi anni. Aggiungo la massima “l’ottimo è nemico del meglio” che mi ha sempre ispirato e che ho a mia volta ripetuto spesso a collaboratori che aspettavano inutilmente che tutte le congiunture, anche astrali, fossero perfettamente allineate.

A questo punto ci incuriosiva conoscere il punto di vista di Marco Lombardi e capire dal suo punto di vista quali fossero le caratteristiche del collaboratore ideale. “Oltre alle ovvietà che tutti sappiamo con buon senso (le competenze hard e soft),” ci ha spiegato Lombardi “aggiungo il mio fattore: “il dimostrare di poter fare bene anche un altro lavoro, completamente diverso”. Sto parlando di carattere, di passioni non di hobby … Di ricchezze interiori: quale monotonia sterile sono lo zelo e la dedizione senza passione, anche contrastante con il comunicare per vendere (il mestiere mio). Cito tre casi, senza far nomi (se mi leggono, loro e pochi altri sanno).

Ho avuto la fortuna di avere tre collaboratori ora tutti e tre a capo del planning di tre agenzie diverse e grandi. Ovviamente bravi ma la differenza era che il primo poteva da qualsiasi sera fare lo chef di un gran ristorante; il secondo, avrebbe potuto entrare nella schiera di programmatori e autori di contenuti nello spettacolo; la terza, avrebbe sicura carriera nella danza, con fascino e classe.

La passione, la poliedricità….

Alla fine, rispondetemi: Con chi vorreste passare una vacanza? Con chi tiene l’agenda del viaggio o con chi riuscite ad avere saporita conversazione?

Volete fare comunicazione? Fate un altro mestiere!”

Aggiungo che solo una persona davvero in grado di ascoltare può capire quando le persone dalle quali è circondato hanno anche carattere e passione. Questo mi ha ricordato com’è scattata la scintilla tra Marco e me. Allora Marco era il temutissimo direttore generale di Young & Rubicam, e io ero riuscita a evitare ogni contatto diretto con lui fino a quando – avendo dato le dimissioni – mi ha convocato nel suo ufficio. Ero pronta a rifiutare aumenti e promozioni, che mi aveva già proposto il mio capo diretto, ma lui mi spiazzò non chiedendomi niente di inerente al lavoro, ma solo “cosa ti interessa di più nella vita”. Gli raccontai che durante il corso di marketing in Ied avevo capito che mi affascinavano sociologia e psicologia e che quindi alla sera studiavo per laurearmi in Scienze Politiche con indirizzo sociologico (ai tempi a Milano non c’erano né sociologia né psicologia). Mi disse allora che da sempre insegnava proprio quelle materie, e quindi mi propose un tema per la tesi allora davvero innovativo e sperimentale (l’uso della paura nella pubblicità sociale), mi diede del materiale di ricerca introvabile in Italia, mi fissò degli appuntamenti in tutta Europa con i responsabili governativi che si occupavano del tema e mi fece seguire in Young & Rubicam tutti i progetti di pubblicità sociale, come sua assistente, in modo da avere dei casi reali da aggiungere alla tesi: grazie a questa volontà di ascolto mi sono laureata con 110 e lode, ho fatto carriera nell’agenzia che amavo e ho trovato un amico.

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INTERVISTA A MISHA GAMBETTA, MARKETING MANAGER TURISMO SVIZZERO

PC Per la serie “Quelli che ce l’hanno fatta” intervistiamo oggi Misha Gambetta, un giovane talento che è stato mio studente più di dieci anni fa in Ied.Misha Gambetta

All’Istituto Europeo di Design è più facile conoscere personalmente gli studenti (in quello stesso periodo le lezioni in Iulm si svolgevano in aula magna con più di 400 studenti!) ma questo non vuol dire che tutti sappiano entrare davvero in relazione con te e dimostrare le loro capacità. Come è emerso anche nell’Indagine sulle Professioni di cui abbiamo parlato martedì, è davvero fondamentale che uno studente approfitti dell’iter scolastico per assorbire il più possibile dai suoi docenti in modo proattivo.

Misha aveva ben chiaro questo obiettivo già a 20 anni (“assorbire come una spugna il più grande numero di stimoli e input” è una delle frasi che mi piacciono di più della sua intervista), e non a caso l’ho segnalato per un stage in Young & Rubicam, che è stato l’inizio di una brillante carriera nell’ambito di diverse agenzie di comunicazione, sia  a Milano che a Zurigo,  per poi tornare recentemente a Milano, dov’è Marketing Manager del Turismo Svizzero.

Cominciamo innanzitutto a chiedere a Misha, che è di nazionalità svizzera ed è cresciuto nel Canton Ticino, che peso ha avuto nella sua carriera la disponibilità al trasferimento, che è una delle carenze riscontrate dalle imprese italiane nei giovani.

Misha Gambetta: Moltissimo! Quando mi sono diplomato non c’erano ancora università nel Canton Ticino, quindi avrei comunque dovuto andare a frequentare l’università lontano da casa. Ho scelto di farlo a Zurigo, dove ho frequentato Economia, ma proprio l’esame di marketing mi ha fatto capire che il mio vero interesse era per il marketing e la comunicazione. Non essendoci scuole con questo indirizzo in Svizzera, ho deciso di venire a Milano, a frequentare l’Istituto Europeo di Design. Dopo alcuni anni di lavoro in Italia sono quindi tornato a Zurigo, dove ero Account Director in un’agenzia che aveva una sede anche a Berlino, e seguivo clienti sia nazionali che internazionali. E ora, per il mio lavoro al Turismo Svizzero, ho sede a Milano ma vado spesso a Zurigo.

Trampolinodilancio: Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Misha Gambetta: Durante l’ultimo anno di studi ho avuto la possibilità di fare colloqui in più agenzie pubblicitarie e ho così potuto “scegliere” il mio primo datore di lavoro. Per me era importante iniziare il mio percorso professionale in un’agenzia pubblicitaria internazionale. Sicuramente il fatto di conoscere cinque lingue ha giocato a mio favore. Certamente anche una grande determinazione.

Trampolinodilancio:  Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Misha Gambetta: Lavorare in una struttura con più di 200 dipendenti molto diversi l’uno dall’altro, con ruoli e gerarchie ben definiti è stato fondamentale nell’apprendere ad usare le parole e i modi più adatti ai fini di un lavoro di team  efficace. Inoltre gli ottimi tools messi a disposizione per le pianificazioni, i briefing, le strategie, le analisi impongono una certa disciplina e precisione e metodo.  

Trampolinodilancio:  Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Misha Gambetta: Storia dell’arte

Trampolinodilancio:  Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Avendo cambiato più agenzie già durante i primi anni di lavoro sarebbe riduttivo limitarmi ad una sola persona. È stata una fortuna potermi confrontarmi sin dai primi anni con personalità molto diverse tra loro ma che in linea di massima mi hanno trasmesso gli stessi insegnamenti.

La prima regola, anche se forse può sembrare banale, è il buonsenso. Buonsenso da usare nel daily business, nei rapporti con i clienti, i partner e colleghi e nelle decisioni.

La seconda regola: essere coraggiosi, che per me è sinonimo di vedere il mondo da un’altra prospettiva.

La terza: essere curiosi – leggere, domandare, ascoltare, viaggiare.

Per riassumere: assorbire come una spugna il più grande numero di stimoli e input, andare oltre restando concreti.

 

 

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INTERVISTA A MATTEO FRATTINO, MARKETING REGIONAL DEVELOPMENT MANAGER IN UNILEVER

PC Inauguriamo oggi una nuova serie di interviste, che potremmo titolare “Quelli che ce l’hanno fatta”, nelle quali intervistiamo giovani talenti che nel giro di alcuni anni hanno raggiunto posizioni di responsabilità in aziende di rilievo, con l’intento di capire cosa li ha favoriti in questo percorso. Il primo che abbiamo sentito è Matteo Frattino, che, dopo aver iniziato nel mondo della comunicazione, ha deciso di frequentare il Master Publitalia ed è poi passato dalla parte del cliente. Ha quindi lavorato con responsabilità sempre maggiori nei reparti marketing di Beiersdorf (Nivea for Men), Bolton Manitoba (Smac) Kraft (Cipster e Valle’).

Il suo titolo attuale è Marketing Regional Development Manager in Unilever, dove lavora nel centro di Innovazione Oral Care a Milano. Il suo lavoro consiste nell’adattare e implementare l’innovazione nell’ambito dell’oral care (Dentifrici, Spazzolini, Colluttori) in tutti i paesi dell’Europa Occidentale per quanto riguarda la marca globale Signal (in Italia venduta con il nome Mentadent).

Trampolinodilancio: Perché pensi di essere stato scelto al tuo primo colloquio, cosa ha fatto la differenza?

Matteo Frattino: In realtà non ci ho mai riflettuto a lungo. Il mio primo “lavoro” è stato all’interno di una Web Agency, la B Human, che ancora ricordo con piacere, anche se si trattava di uno stage. Ai tempi Internet era davvero poco conosciuto, credo abbia contato la passione per un mondo allora del tutto nuovo, la voglia di esplorare le nuove frontiere della pubblicità classica su terreni ancora tutti da valutare. Inoltre, credo sia stato valutato positivamente il non aver avuto paura nell’entrare in una realtà piccola e destrutturata.

Trampolinodilancio: Cosa ti è servito di più nel primo anno di lavoro?

Matteo Frattino: Come fare a non essere banale… La voglia di assorbire come una spugna, in una realtà che ai tempi era davvero 50% comunicazione classica e 50% figure tecniche, ha sicuramente aiutato molto. In una realtà come l’agenzia – classica o web, ATL o BTL – credo che un ruolo importante lo abbiano rivestito la positività e le capacità relazionali, dato che ci si confronta ogni giorno con team di lavoro complessi e la gerarchia è abbastanza piatta: il Project Manager può discutere tranquillamente con l’AD di un progetto, non passando necessariamente dal Direttore Creativo, per esempio. La capacità di muoversi in contesti relativamente destrutturati si è rivelata un utile insegnamento anche nelle successive esperienze in azienda.

Trampolinodilancio: Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Matteo Frattino: In realtà, considero miei mentori due capi che hanno svolto due ruoli diversi nel corso della mia carriera. Non farò nomi, ma loro sanno di chi sto parlando! La prima è la mia relatrice di tesi in Tecniche Pubblicitarie, Paola, che è stata un ottimo mix di insegnamenti tecnici (se di tecnicismo si può parlare in una materia così inafferrabile) come la pubblicità e di consigli Per prendere la vita più serenamente, senza stress. Ancora oggi penso a quei momenti nelle fasi lavorative più o meno negative. La seconda è stata la prima vera capa “aziendale”,Barbara, in Bolton Manitoba, che mi ha dato quei tre/quattro piccoli consigli tecnici per poter lavorare bene nel Marketing di largo consumo.

Ne elenco alcuni, ancora fondamentali:

 - Essere analitico ma in modo semplice e sintetico

- Analizzare correttamente il P&L di prodotto

 - L’Innovazione di prodotto come processo continuo

- La gestione degli stakeholders ad alti livelli

Trampolinodilancio : Cosa vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Matteo Frattino: Ho sviluppato un percorso nel marketing classico di largo consumo, nel quale dà un vantaggio competitivo conoscere bene le dinamiche del P&L di prodotto (quindi Finance) e la comprensione delle logiche di Trade Marketing, una funzione che ha sempre più potere e sta diventando il vero centro decisionale rispetto al Marketing. Per chi entra oggi in azienda come Junior o Assistant Brand Manager ritengo fondamentale la passione e lo studio delle dinamiche Digital, nelle quali la narrazione è più complessa e difficile, ma proprio per questo sfidante e ricca di stimoli, rispetto all’ADV classica.

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