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Linkedin: (controverse) istruzioni per l’uso

PB  Caspita, il post di Paola a proposito dell’uso di Linkedin ha creato, intorno al blog, un vero vespaio.

Io e Paola abbiamo passato diverse mezz’ore al telefono, nei nostri viaggi da pendolari con auricolare, o su Skype per scambiarci sensazioni e pareri a proposito dei commenti al post.

Ne abbiamo avuti un paio piuttosto severi, molto critici nei confronti del profilo di Catalina che Trampolino ha giudicato fresco e diretto e che  Matteo e Fabio (due contatti di Paola che lavorano nel Marketing) hanno trovato poco professionale e poco orientato al business.

La critica a mio parere non è del tutto fuori luogo: il profilo di Linkedin è un curriculum vitae, non il palcoscenico per un provino.

Ma è pur vero che per valutare un candidato non tutti i mezzi sono uguali: per uno stilista io guardo il book dei disegni, per una modella il composit, per un Marketing Manager le aziende dove si è formato e i prodotti di cui si è occupato.

Per chi ha un curriculum molto snello alle spalle, cioè per i ragazzi che iniziano a lavorare, è difficile descrivere una carriera (a parte quella scolastica) che sostanzialmente non esiste. Molto meglio allora, tentare di trasmettere in modo efficace la propria personalità.

Il profilo di Catalina, che ama i gatti con il naso rosa, non avrà più senso tra cinque anni, quando potrà mettere nel suo profilo il suo curriculum professionale. La sua creatività e la sua unicità non saranno più solo intuibili dal suo stile, ma dai progetti di comunicazione ai quali avrà lavorato.

Per essere più chiari: è irrilevante che le piaccia il calcio (se avesse amato il tennis non sarebbe stato molto diverso) o i gatti. Si capisce qualche cosa di lei da come lo ha scritto.

Ha parlato direttamente a chi leggeva di lei ( If you are here, that means you want to know about me…so let me sum it up”), creando immediatamente una relazione senza intermediari. E’ stata elegante e musicale nella scelta degli argomenti. Ha trasmesso la sua internazionalità (“I was born in Colombia and lived in Bogotá, Miami, New Jersey, Milan and now Lisbon. I’m 24 years old”) , è stata seduttiva.

Insomma, una buona comunicatrice, non una buona cuoca (nonostante dica di amare il cibo speziato): per una che vuole lavorare nella comunicazione non mi pare male.

Alla fine, quello che salverei della vicenda per rendere più efficace il vostro profilo Linkedin è:

-          siate  sinceri (se in realtà Catalina avesse paura di viaggiare e fosse una introversa che si è fatta scrivere il profilo da un copy, sarebbe un guaio)

-          siate  originali, ma non fate “gli originali” (nessuno ha voglia di stravaganza gratuita, né della stonata sensazione che il vostro stile non sia farina del vostro sacco)

-          ponete l’accento sulla vostra personalità solo fino a che non potrete ancora porre l’accento sui vostri trascorsi professionali: questo profilo sarebbe inadeguato  per un professionista di 35 anni

-          pensate sempre empaticamente a chi volete sedurre professionalmente: uno spiccato senso della comunicazione piacerà a un Direttore Creativo più che a un Primario di Chirurgia: se volete fare la ferrista in sala operatoria puntate su sangue freddo e manualità dato che l’oggetto del vostro lavoro nella maggior parte dei casi starà dormendo e non sarà interessato alla vostra conversazione.

Grazie a Matteo e Fabio per i loro commenti, severi e costruttivi. Approfondiremo l’argomento e verificheremo le nostre opinioni con un paio di addetti ai lavori a cui abbiamo chiesto un parere. Ma voi che ne pensate?

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Aiutati che Dio ti aiuta.

PC Di questi tempi cercare un lavoro può sembrare ai giovani una battaglia alla Don Chisciotte, come afferma Marco  Croci nell’articolo della Prealpina che ha scritto ieri su Trampolinodilancio, ma il fatto che la situazione sia molto difficile non deve giustificare comportamenti irrazionali e battaglie inutili, come quelli del celebre cavaliere errante.

Mai come in questo momento i giovani devono far percepire il loro talento ed emergere dalla massa, dimostrandosi propositivi, concentrati, efficaci. Non sempre è così.

Il professore al quale chiedete una tesi di laurea può essere uno dei  vostri  primi paladini: eppure, quando faccio delle semplici domande in seguito a una mail di richiesta di tesi, generalmente passano dei giorni prima che io riceva una risposta. Capisco che la posta elettronica per un giovane abituato a comunicare con facebook non sia un’abitudine quotidiana, ma l’impressione che io ne traggo è di scarso interesse.

Mi è anche successo che – alla seconda mail che ci scambiavamo – una studentessa (mai vista di persona) mi abbia scritto “grazie della dritta” in risposta a un’indicazione di testi per la bibliografia. Non sono una persona particolarmente formale, ma secondo voi mi sentirei di raccomandare a un mio cliente una stagista che magari lo apostroferà con questa disinvoltura?

Qualche giorno fa (tra l’altro dopo aver scritto il pezzo sulla lettera di presentazione) ho ricevuto una mail che negli allegati aveva:

  • Una lettera di presentazione intestata a “Gentile responsabile del personale”. Ci voleva molto a informarsi se la p. del mio indirizzo mail stava per Paolo, Pietro o Piersilvio? O a sapere che una piccola agenzia difficilmente ha un ufficio del personale?
  • Un cv che inspiegabilmente pesava 1 mb (il che può creare grossi problemi a chi ha già la casella della posta ingorgata da allegati mastonditici e magari si trova in viaggio per lavoro)
  • Una foto denominata “fotorossa”, perché il candidato indossava una camicia rossa, che non riportava quindi il nome del candidato (da archiviare nelle foto pantone?)

Un altro candidato mi ha scritto se poteva mandarmi il cv, avendolo già inviato a più di 1000 altre strutture senza successo, gli ho risposto di farlo sicuramente, perché spesso mi capitano richieste di stagisti da parte dei miei clienti. Non me lo ha mai inviato. Avrà finalmente trovato un lavoro? O forse c’è un motivo per cui in nessuna delle altre mille strutture l’hanno mai assunto?

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5 ERRORI NELLO SCRIVERE LA LETTERA DI PRESENTAZIONE

PC Patrizia e io commentavamo che riceviamo abbastanza spesso dei curricula ben scritti, completi, dettagliati, ma raramente la mail o lettera di accompagnamento è altrettanto curata, e soprattutto non esprime quasi mai un reale interesse nell’azienda.

Sebbene sia comprensibile che chi sta mandando più di 1000 c.v. tenda a standardizzare, questo approccio rimane profondamente sbagliato e la mancanza di personalizzazione è particolarmente grave in un contesto dove persino l’Esselunga mi scrive usando il mio nome. In un articolo di Laura Smith-Proulx, su careerrocketeer.com, ho trovato un interessante riepilogo degli errori che spesso si compiono scrivendo la lettera d’accompagnamento e ho provato ad adattarla al contesto del marketing e della comunicazione.

1. La prima frase manca di mordente

Cercate di inserire già nella prima frase un gancio capace di catturare l’attenzione di chi vi legge, o perché sottolinea in modo impattante la vostra esperienza o perché fa capire che avete fatto una ricerca approfondita sull’azienda per la quale vi candidate. Ricordate il ragazzo di cui parla nella sua intervista Camillo Mazzola, direttore marketing di Lego? L’aver fatto delle esperienze estive a contatto con bambini e ragazzi aveva sicuramente costituito un punto di differenziazione rilevante in quel contesto.

2. Avete fatto un semplice elenco delle vostre competenze

Invece è fondamentale sottolineare innanzitutto le capacità che possono essere importanti per quella determinata azienda, in quel particolare momento. Dovete scavare nel passato dell’azienda, leggere i comunicati stampa, gli annual report, navigare nel sito aziendale, ma anche diventare fan della sua pagina facebook e scoprire sui siti di marketing e comunicazione (come pubblicitaitalia.it, youmark.it, ninjiamarketing.it e geekadvertising.wordpress.com) quali sono le sue campagne di comunicazione, in modo da capire il suo approccio nei confronti del consumatore.

3. Le vostre caratteristiche sono eccessive per il lavoro che cercate

Se vi state rassegnando a fare domanda per un lavoro che richiede una formazione meno completa di quella che avete conseguito, è inutile sottolineare che avete un master nella lettera di accompagnamento: chi vi deve assumere potrebbe preoccuparsi di prendere una persona che si sentirà da subito sottoimpiegata.

4. La vostra lettera inizia con “Gentili signori”

La lettera verrà letta da una persona in carne e ossa, il minimo che potete fare è individuare il suo nome e inserirlo nell’intestazione. A proposito: si scrive Gentile o gentilissimo dottor Caio Sempronio, senza abbreviare né il gentile né il dottore (o signore). Per trovare il nome della persona una delle strade più veloce è Linkedin.

5. La chiusura è troppo passiva o generica

Non limitatevi a ringraziare, cercate di personalizzare anche la chiusura facendo riferimento al lavoro per il quale state facendo domanda. Una persona che risponde a un’inserzione come  Community manager potrà chiudere dicendo ad esempio: “In occasione di un colloquio potremmo condividere le mie nuove idee su come potenziare la commutity on line”.

In sintesi è fondamentale che la vostra lettera indichi un genuino interesse nell’azienda e faccia capire, in poche righe, che siete la persona giusta sia in generale per la struttura (se vi candidate spontaneamente, senza sapere esattamente quale compito potreste svolgere), sia per quel posto particolare, se invece scrivete in risposta a uno specifico annuncio di lavoro. Avete altri suggerimenti? Condivideteli con noi!

L’articolo di Laura Smith-Proulx è su http://www.careerrocketeer.com/2012/05/5-cover-letter-blunders-that-kill-your-chances.html

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Un punto di vista diverso

PC E’ morta il 1° febbraio la poetessa polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura. Nella sua poesia un punto di vista diverso su come scrivere un curriculum.

Scrivere un curriculum

Che cos’e’ necessario?

E’ necessario scrivere una domanda,

e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si e’ vissuto

e’ bene che il curriculum sia breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi

e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

Conta di piu’ chi ti conosce di chi conosci tu.

I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perche’.

Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,

cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore

e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va

colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

E’ la sua forma che conta, non cio’ che sente.

Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska 1923 – 2012

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Come scrivere il cv sul Linkedin

Image representing LinkedIn as depicted in Cru...

Image via CrunchBase

PC Creare un profilo su Linkedin è fondamentale, ma una delle domande che spesso mi vengono rivolte è se il cv su Linkedin dev’essere uguale o diverso da quello classico. Il target è lo stesso, sia in termini di persone che lo leggeranno sia in termini di obiettivi che vi prefiggete. Quindi mettete nel profilo di Linkedin esattamente quello che mettereste nel cv classico. In più Linkedin vi dà la possibilità di compilare l’utilissimo sommario, che permette anche a chi ha poco tempo di cogliere il messaggio principale che volete far passare di voi stessi in poche righe. Ecco degli utili consigli su come scrivere un efficace sommario: ”In order to write an effective summary that will help you stay top of mind, you need to answer some questions such as: What do I want people to remember about me? How can I develop a summary that truly reflects who I am? What are my passions? How am I different than those with similar backgrounds? How can I make my summary more compelling so that people are intrigued about getting to know me more? ”


http://www.linkedin.com/answers/career-education/resume-writing/CAR_RSW/634848-7069348

Sono esattamente le regole che usiamo quando definiamo un posizionamento di un prodotto o una strategia pubblicitaria, che valgono anche se il prodotto da vendere siete voi stessi!

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