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“Nutriti di curiosità, alleva il tuo talento e aggiorna la tecnica”. Intervista a Alessandro Modestino Fondatore e CEO Meloria Comunicazione.

PC  “Durante la lunghissima battaglia, i genovesi muniti di armature più ridotte e leggere ne furono chiaramente avvantaggiati…” con questa frase si riassume il perché di un nome,

Alessandro Modestino Fondatore di Meloria Comunicazione

Alessandro Modestino Fondatore di Meloria Comunicazione

Meloria, che potrebbe risultare criptico per chi non è nato a Genova . Un nome che esprime invece molto bene la filosofia di un’agenzia che fa della sua agilità e flessibilità un punto di forza rispetto a realtà più strutturate (anche se conoscendo i tagli di personale che tutte le grandi agenzie stanno realizzando mi chiedo se ha ancora senso questa contrapposizione).

Quello che più convince del suo fondatore, Alessandro Modestino, è l’enorme passione che riversa nel lavoro. Non è difficile comprendere come questa passione avesse bisogno di trovare uno sbocco imprenditoriale, dopo la necessaria esperienza in un’agenzia storica, come Leo Burnett.

Dopo due ore passate con Alessandro mi rendo conto che per la prima volta, da molti mesi, ho incontrato un professionista del settore che non si lamenta e non parla di crisi: che ventata d’aria fresca! Con l’augurio che il periodo d’oro che vive l’agenzia continui a lungo (il sovraffollamento delle due sedi di Genova e Milano è una conseguenza sicuramente accettabile!) e ci sia spazio per l’inserimento di nuovi talenti,  abbiamo quindi chiesto ad Alessandro di dirci quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare in Meloria.

Alessandro Modestino: Dev’essere creativo e curioso. Il nostro settore corre veloce e chi non è curioso resta indietro. Il lavoro si può imparare ma l’attitudine spesso è innata. Per come abbiamo concepito l’agenzia, una giovane famiglia dove esprimere il proprio talento, saper lavorare in gruppo è fondamentale: ogni cliente può catalizzare cinque o sei risorse diverse ma il risultato finale deve essere omogeneo e definito. Per fare questo ci vuole molto coordinamento e grande apertura mentale.

C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Due anni fa è entrato in Meloria un ragazzo che veniva da tutt’altra esperienza. Ma aveva un’incredibile passione per questo lavoro. Non era più giovanissimo ma decisi di dargli fiducia su un progetto abbastanza semplice in termini di brief. Non mi convinse. Quando condivisi con il resto del team la decisione di non confermarlo ricevetti una skype call con tutti i suoi colleghi schierati che mi chiedevano di dargli un’altra opportunità. Oggi è una colonna portante della nostra agenzia. Non ha mai smesso di crescere ed è stato il primo “man of the year” Meloria.

Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Essere se stessi perché il colloquio di lavoro non è solo un’occasione per il candidato per farsi conoscere ma anche per scegliere l’azienda e il clima che fa per lui e dove poter esprimersi al meglio. In questo senso essere proattivi, studiare l’azienda e dare il proprio punto di vista sui lavori fatti… andate a fare il colloquio per fare il colloquio all’azienda.

In quale settore del marketing ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Sarebbe banale dire tutto ciò che è social e digital. Ma quello che conta e che davvero sta cambiando è l’atteggiamento “digital”: trasversalità, multicanalità, la capacità di mettersi in discussione e cambiare per comprendere al meglio il target. Ascoltare.

Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Se sei preparato al peggio non è poi un lavoro così brutto. Scherzi a parte ci vuole più preparazione di quello che sembra. Nutriti di curiosità, alleva il tuo talento e aggiorna la tecnica.

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“I VALORI DELLO SPORT AIUTANO ANCHE NEL LAVORO.” INTERVISTA A PIETRO ALLIEVI, BUSINESS DEVELOPMENT IN ADIDAS

PC Una chiacchierata con Pietro Allievi è un rifornimento di energia che ricarica per tutto il giorno. Mi faccio raccontare tutte le esperienze che ha fatto prima di entrare nel team

Pietro Allievi Business Development in Adidas

Pietro Allievi Business Development in Adidas

Business Development South Europe in Adidas e faccio fatica a prendere nota: durante i tre anni della laurea di primo livello in Iulm fa uno stage come strategic planner in Young & Rubicam, uno stage in Unicredit,  lavora come assistente al corso IT dello Iulm stesso e fonda la squadra di golf universitaria. Poi decide di non fare il biennio di specializzazione, e per un paio di anni si occupa di marketing e vendite presso un tour operator. Lì capisce che gli manca una formazione più allargata e si iscrive al Master  in “Imprenditorialità e Strategia” della Sda Bocconi, alla fine del quale non è sicuramente difficile ottenere dei colloqui, duranti i quali è però fondamentale dimostrare al meglio le proprie doti.

Trampolinodilancio: Cosa pensi sia stato più utile durante il colloquio che ti ha portato in Adidas?

Pietro Allievi: In quel colloquio, come in quelli che ho fatto parallelamente in L’Oréal e Unilever, davano per scontate – venendo da un Master ritenuto solido – le competenze tecniche. Hanno invece valutato le competenze attitudinali. Sono alla ricerca di una “materia grezza” da poter far crescere in base alle esigenze dell’azienda. Quello che interessa infatti è la forma mentis, soprattutto quando si è alle prime esperienze lavorative, e non serve fingersi diversi da come si è. Tra l’altro se si è se stessi si è a proprio agio durante tutto il colloquio. Capiscono subito se stai recitando una parte. Nel mio caso penso sia stata apprezzata la curiosità e la proattività che ho dimostrato facendo molte domande sull’azienda e sul settore di riferimento. Un’altra cosa che penso sia fondamentale è raccogliere molte informazioni su fatturato, trend, mercato prima del colloquio. Arrivare preparati è anche importante per capire meglio cosa ti dicono e capire com’è realmente l’ambiente. Ricordiamoci che le aziende ci scelgono, ma anche noi dobbiamo avere la consapevolezza se quell’azienda/posizione è quella dove possiamo esprimerci al meglio. Il colloquio è un buon momento per trovare risposta alle proprie domande.

Raccontaci meglio in cosa consiste il tuo lavoro attuale in Adidas

Il team in cui lavoro riporta direttamente all’Amministratore Delegato, siamo come dei consulenti interni su vari aspetti: dalle vendite, al marketing, dallo sviluppo di piani globali a livello locale alla gestione di processi chiave aziendali, primo tra tutti quello del “Go To Market”. Un’opportunità magnifica per imparare a leggere i dati di tutta l’azienda e sapere come interpretare le diverse situazioni, un bagaglio che mi porterò dietro, davvero utile anche in futuro.

Interessante anche il fatto che lavoriamo in ottica di lungo periodo: infatti il progetto principale di cui sono responsabile è il processo di formazione e di implementazione del piano strategico a cinque anni per tutti i 12 mercati che fanno parte dell’area South Europe.

Cosa ti ha insegnato il tuo primo capo?

Il mio primo capo è l’attuale brand manager di Adidas, Alessio Crivelli con il quale ho condiviso fisicamente la scrivania per alcuni mesi e che mi ha insegnato ad approcciare il lavoro come lo sport. Alessio è infatti uno sportivo, ex campione di pallanuoto, che mi ha trasmesso l’onestà, la precisione, la puntualità e la capacità di affrontare con serenità quello che avviene sul lavoro, tutte caratteristiche che uno sportivo deve possedere.

In più ho sempre apprezzato in lui la capacità di premiare chi porta nuove idee (a prescindere se percorribili o meno) e chi ci mette del proprio. Come nella pallanuoto non bisogna stare in disparte, bisogna avere il coraggio di prendere la palla e poi giocare per la squadra, che è un altro insegnamento fondamentale che mi ha trasferito.

Cosa ti ha insegnato il capo che consideri tuo mentore?

Ci sono molte persone che mi hanno fatto crescere e dalle quali ho imparato cose diverse, ma tutte molto utili: da Massimo Carnelli la tranquillità di ragionamento e la capacità di approfondire; da Simone Santini (mio attuale responsabile) la proattività che ti porta a “fare le cose” e non a lasciare le idee su una bella presentazione.

Da Jean Michel Granier, amministratore Delegato di Adidas South Europe e mio mentore durante il training programme quando sono entrato in Adidas, come avere una visione a 360° di tutta l’azienda e anche dei mondi che si collegano all’azienda, senza perdere però l’attenzione al dettaglio. È come quando in una partita di biliardo devi sempre avere in mente il colpo successivo. Quindi devi fare il colpo e farlo bene, con efficacia e precisione, ma senza perdere d’occhio l’intera partita.

In più mi ha insegnato il valore dell’umiltà, che è fondamentale per muoversi all’interno di un’organizzazione.

C’è infine qualcosa che vorresti aver studiato in più o di più nel tuo percorso scolastico?

Soprattutto nella laurea triennale mancano dei corsi sulle soft skill, che spieghino quali sono gli atteggiamenti più corretti nelle diverse situazioni, a partire dalle cose più semplici. Ci sono ragazzi che non sanno come rivolgersi alle persone, che hanno paura di esporsi.

In più ai giovanissimi consiglio di cercare di restare in contatto con le persone che ti possono insegnare qualcosa, come ho fatto a partire da Marco Lombardi, mio professore in Iulm e capo in Young & Rubicam. Un consiglio o un confronto con persone di cui si ha stima, come ho di Marco, ti apre la mente e risulta sempre utile tanto nella vita quanto nelle decisioni importanti che bisogna prendere. Capire e farsi aiutare dall’esperienza delle altre persone da un valore aggiunto impagabile.

Contatto LinkedIn: it.linkedin.com/in/pietroallievi

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LO STAGISTA PERFETTO A SCUOLA DI PRONUNCIA

PC Il magazine Wired ha pubblicato un video nel quale si spiega a un autentico giovane aspirante stagista alcune regole base per qualificarsi al meglio a un colloquio e ottenere il posto. Più di un lettore del nostro blog ce l’ha segnalato perchè sicuramente può essere utile per i giovani in cerca di un primo impiego (e alcuni suggerimenti sono interessanti anche per chi ha qualche anno di più). Vedrete il candidato alle prese con una domanda altrettanto bizzarra di quella trattata nello scorso post, e la relativa spiegazione su come rispondere. La sezione però che mi è sembrata più utile è quella relativa alla corretta pronuncia delle moltissime parole inglesi che vengono ormai usate nelle aziende. Infatti chi usa i termini giusti nel modo giusto trasmette un messaggio molto importante: “sono già uno di voi”.

Proprio oggi Maria Cristina Terenzio segnala su Twitter un post molto divertente, dal blog Fraintesa, che contiene un prontuario sulla corretta pronuncia di una serie di termini che vengono quasi sempre storpiati, dai giovani, ma anche dai meno giovani: da non perdere.

Ho già avuto modo di raccontare che durante le lezioni lotto costantemente contro i brand character pronunciati ciaracter e i meeting report con accento sulla “e”. Nei prossimi giorni insieme a Patrizia prepareremo una sintesi dei peggiori errori di pronuncia dei termini più usati nel marketing e nella comunicazione. Se volete aiutarci a raccoglierne, sono sicura che anche voi ne avete sentiti più di uno.

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Come scrivere una email di lavoro efficace

sasha-yawnPC Ho appena letto un invito ai politici in campagna elettorale a non utilizzare frasi fatte, ma sforzarsi di essere precisi e originali in quello che propongono, senza ricorrere alla scorciatoia del luogo comune. Il rischio è di essere poco incisivi e annoiare chi legge o ascolta.
Lo stesso invito si può estendere a chi scrive di marketing e comunicazione, con la necessità – spesso – di condensare in una email una proposta importante, indirizzata al proprio capo o a un cliente. E sicuramente vale per chi, attraverso una lettera d’accompagnamento, cerca di ottenere un colloquio o anche una tesi di laurea.
Ho trovato azzeccato il recente intervento di Bryan Garner che titola “Non anestetizzate i vostri colleghi con una brutta scrittura” e invita a usare nella comunicazione scritta la stessa verve che si impiegherebbe in una presentazione orale. Non a caso, i migliori comunicatori evitano le frasi fatte e usano parole forti e semplici (“Ich bin ein Berliner”, io sono un Berlinese, esprime memorabilmente, in quattro parole, il sentimento di empatia che gli Stati Uniti volevano comunicare alla Germania divisa.)
Garner fornisce alcuni trucchi per mantenere viva l’attenzione del lettore, quando si scrive una email, un report o un qualsiasi documento. Trovo alcuni di questi pertinenti e adattabili anche alla nostra lingua.
Innanzitutto usate i pronomi vostro, voi o al limite nostro, in modo da trascinare in quanto scrivete chi vi sta leggendo. È un’accortezza che ho sempre utilizzato ed esprime, come minimo, coinvolgimento nei confronti del cliente al quale scrivete.
Evitate i passivi: invece che scrivere Il documento in allegato è stato preparato dall’agenzia/da Giovanni, meglio dire L’agenzia/Giovanni ha preparato il documento. Questo vi aiuta a evitare frasi involute e complicate (un mio ex capo sosteneva che non si dovesse mai usare neanche il gerundio, per costringerci ad utilizzare frasi assertive e dirette, come in inglese. Sinceramente trovo questa pretesa, se assoluta, un po’ estrema, e difficile da mettere in pratica).
Variate la lunghezza e la struttura delle frasi. Una regola aurea per chi scrive romanzi o body copy, che vale anche nella scrittura business, se non volete essere noiosi.
Evitate gli acronimi, soprattutto se non siete sicuri che verranno compresi dall’interlocutore (questo è particolarmente vero se siete un consulente o un fornitore, mentre un cliente può permettersi di usare il gergo del proprio mercato e pretendere che il consulente si attrezzi velocemente per comprenderlo!). Ricordate che chi vi legge ha poco tempo, sicuramente perderà interesse di fronte a una sigla che non conosce.
A questi suggerimenti aggiungerei che le regole su come scrivere in una pagina web possono essere ormai applicate anche alla scrittura di una mail: infatti, a causa del sovraccarico di informazioni, il lettore è ormai abituato a scansionare velocemente la pagina per coglierne velocemente il contenuto, anche, e forse soprattutto, se si tratta di una mail. Per questo trovo ancora valide le regole di Jakob Nielsen, riportate sul sempre interessante Nuovo e utile di Annamaria Testa. Nielsen infatti ci ricorda che difficilmente i lettori leggono parola per parola, piuttosto scansionano il contenuto estrandone singole parole o frasi.
Ecco quindi alcuni utili suggerimenti per aiutare lettura :
• usare liste di punti
• inserire una sola idea per ciascun paragrafo
• usare la piramide invertita: cominciare dalle conclusioni
• usare la metà delle parole che usereste scrivendo normalmente
Se scansionando velocemente il post siete arrivati a questa conclusione, e avete qualche suggerimento utile su cosa fare e non fare quando si scrive una mail, aggiungetelo!

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LE 5 DOMANDE DA FARE DURANTE IL COLLOQUIO

PC Nel post sulle domande da non fare durante il colloquio abbiamo anticipato che ogni intervista termina con la fatidica frase del selezionatore: ha delle domande da farmi? La scelta peggiore (ma forse quella più frequente) è rispondere di no, dimostrando così poco interesse nel lavoro e perdendo un’ottima occasione per scoprire di più e poter indirizzare meglio i successivi contatti con l’azienda.

Si possono dividere le domande da fare in due grandi categorie:

  • quelle sul business
  • quelle sul tipo di lavoro

Quelle sul business non sono ovviamente generalizzabili (per ogni azienda prima del colloquio bisognerà preparare un paio di domande ad hoc): in generale ricordatevi di non chiedere cose ovvie e facilmente reperibili sui motori di ricerca, ma cercate di capire di più sulla filosofia aziendale, sugli obiettivi a lungo termine, sulla sua capacità di reagire alla crisi.

Le domande più importanti sono però quelle sul tipo di lavoro per il quale state facendo il colloquio. I selezionatori intervistati da Forbes suggeriscono:

1. Come descrivereste il candidato ideale? Quali sono le sue caratteristiche ideali?

Tenete a portata di mano il solito taccuino e una penna e non abbiate paura di prendere appunti, per usarli in seguito per dimostrare, utilizzando esempi e esperienze passate, che avete quanto l’azienda ricerca.

2. Come pensa che il candidato possa esserle di supporto?

Una domanda molto importante, che va posta solo nel caso in cui non state facendo il colloquio con un cacciatore di teste, ma siete seduti davanti a quello che sarà il vostro capo. Infatti fa percepire a chi vi intervista che volete davvero essere d’aiuto e che renderete la sua vita più facile.

3. Come rientra nei piani a lungo termine dell’azienda questa posizione?

La domanda vi permette di raccogliere informazioni sia sul business nel medio-lungo termine della società, sia di capire perché si è creata l’esigenza di rinforzare l’organico con la vostra presenza. Per rendere meno anglosassone e diretta la domanda, potete premettere una forma di cortesia, come Se possibile, mi piacerebbe sapere…

4. Come definireste il “successo” per questa posizione?

La domanda vi permetterà di capire molto sul vostro futuro capo, ma anche di comprendere meglio le politiche aziendali per la valutazione e promozione degli impiegati.

5. C’è qualcosa che posso fare nei prossimi giorni per completare quanto detto oggi?

La risposta vi permetterà di capire quali follow up possono essere utili per favorire la vostra assunzione, ad esempio se è opportuno inviare degli approfondimenti. In generale fa capire all’intervistatore che ci tenete davvero. Che è poi il principale obiettivo di tutte queste domande.

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Le domande da non fare mai in un primo colloquio

PC  Ci sono domande che risultano talmente fuori luogo da connotare subito negativamente il nostro interlocutore. L’altra sera Patrizia mi raccontava sconcertata che l’amichetto di otto anni che suo figlio aveva invitato a pranzo le ha chiesto se le posate erano d’argento e quanto guadagnava al mese. Patrizia gli ha domandato a sua volta se da piccolo fosse caduto in un registratore di cassa. 

Possiamo facilmente immaginarci, tra una quindicina di anni, lo stesso ragazzo compiere uno degli errori più comuni: chiedere al primo colloquio dettagli sul salario e sui benefit. Queste domande – spiega un interessante inchiesta realizzata da Forbes presso i responsabili delle risorse umane  – vanno sempre evitate perché implicano che siete già sicuri di ottenere il posto, così come le domande sulle ferie e i giorni di malattia. Lo stesso per quanto riguarda la possibilità di avere un orario flessibile.

Un altro tipo di domande che, se poste male, potrebbero mettervi in cattiva luce sono quelle che mirano a capire meglio il mercato e la concorrenza: chiedere ad esempio “chi sono i vostri concorrenti?” darà l’impressione che non vi siete preparati al colloquio, inutile fare una domanda alla quale Google avrebbe potuto rispondere altrettanto bene.

“Posso lavorare da casa?” è un’altra domanda che gli esperti sconsigliano di porre, anche nell’era di skype e di internet veloce. Sebbene sia infatti possibile che, una volta verificata la vostra produttività, l’azienda accetti di farvi lavorare in parte da casa, non è mai il caso di chiederlo in un primo colloquio, dove la vostra priorità dev’essere vendervi e risultare disponibili.

Meglio anche non chiedere dettagli sulle modalità di promozione, un approccio che può risultare arrogante, e tanto meno se si avrà un ufficio tutto per sé. In generale trovo molto giusto il suggerimento di chiedervi sempre, prima di porre una domanda: se la risposta fosse no, non accetterei il lavoro?

Infine è sbagliato chiedere se chi vi intervista vi monitorerà sui social network, perché può dare l’impressione che abbiate qualcosa da nascondere. Meglio non correre rischi e non postare niente che possa danneggiarvi nel periodo della selezione (e in generale meglio non farlo mai!), in particolare commenti sulla vostra attuale azienda.

Rimane il fatto che spesso i colloqui finiscono con la temuta richiesta da parte dell’intervistore: “ha qualche domanda?”. Nel caso questo elenco di errori da evitare vi avesse terrorizzato al punto da decidere di rispondere che non avete niente da chiedere, sappiate che questo costituisce in assoluto il più grande sbaglio che potete fare, perchè sembrerà che non vi interessi l’azienda o il tipo di lavoro per il quale venite selezionati. Nel post di venerdì alcuni utili suggerimenti, quindi, sulle domande da porre a un primo colloquio.

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L’email: strumento indispensabile ma anche fonte di stress

PC La nostra vita è ormai accompagnata dall”invio e ricezione di mail, e anche i giovani, che sono più abituati a utilizzare i social network per comunicare, devono imparare ad usarle per comunicare con i loro professori durante gli studi o con i futuri datori di lavoro. Uno dei metodi ad esempio per sollecitare un feedback o ricordare la vostra candidatura dopo aver fatto un colloquio,  senza risultare impazienti o peggio ancora invadenti, è scrivere dopo pochi giorni una breve mail. Questa risulterà meno invasiva di una telefonata, ma ugualmente efficace.

Ecco alcuni suggerimenti spiccioli su come scriverla:

  • ricordatevi di personalizzare l’intestazione con il nome della persona che avete incontrato
  • firmatela con il vostro nome completo e il vostro numero di telefono
  • utilizzate, se vi fa sentire più a vostro agio, la scusa di chiedere a chi vi ha intervistato se ha bisogno di maggiori informazioni su di voi
  • ricordate molto velocemente perché siete adatti a quel posto
  •  ringraziate ancora una volta per l’opportunità del colloquio
  • cercate di esprimere il vostro entusiasmo per il lavoro per il quale state facendo domanda e per l’impresa che lo offre
  • controllate in modo maniacale  l’ortografia e la grammatica
  • infine mantenete la mail molto corta, per aumentare le probabilità che venga letta.

 

Non deludetevi se chi vi ha intervistato non risponderà subito, può essere che la selezione abbia preso più tempo del previsto.

A proposito di email Giulia Spada ci ha segnalato un’interessante e divertente ricerca sui diversi modus operandi legati alle email, identificati dalla dottoressa Karen Renaud della Glasgow University e la sua collega Judith Ramsay dell’University of the West of Scotland. Alcuni comportamenti si trasformano in vere e proprie fonti di stress!
COMPULSIVO: legge le mail a tutte le ore del giorno e della notte, ovunque si trovi

IBERNATO: legge le mail sono occasionalmente cosicché non si può mai essere sicuri che abbia ricevuto e letto quella che gli abbiamo inviato

PAVONE: manda mail a tutti con lo stesso contenuto riciclato con versioni diverse, per farsi notare

SCARICABARILE: manda email con il solo scopo di poter provare in seguito (scripta manent) di avere passato un’informazione

CORTESE: risponde a qualsiasi email, ingorgandovi la posta, con mail di risposta che contengono un semplice “grazie”, “grazie ancora”, “piacere mio”

VILLANO: manda mail a indirizzi di persone che non conosce e con contenuti inappropriati, e non capisce perché chi le riceve si secchi

NOTTURNO: manda mail anche di notte, e non capisce perché gli altri non rispondano e preferiscano ogni tanto staccare la spina

NON COMUNICATIVO: legge le mail ma non risponde, così che anche in questo caso non potete mai sapere se ha ricevuto la vostra mail

DELEGATORE:  manda agli altri delle mail nelle quali chiede che svolgano compiti che in realtà sarebbero di sua competenza, dopo di ché si trasforma in Non comunicativo, e non risponde più alle mail dei malcapitati ai quali hai scaricato il suo lavoro

INFIDO: inoltra mail ad altri, senza che chi ha inviato la mail originaria lo sappia

INOLTRATORE SERIALE: inoltra qualsiasi mail l’abbia divertito, manda catene di Sant’Antonio, richieste di donazioni e si fa diffusore di qualsiasi tipo di petizione on line

ACCUMULATORE: mantiene centinaia di email nella casella di posta e non trova mai quella che sta cercando

RISPONDITORE: risponde immediatamente a qualsiasi mail e si aspetta che facciate lo stesso

EQUILIBRATO: semplicemente non permette alle mail di controllare la sua vita. Cerca, quando possibile di parlare di persona con gli altri. È il tipo preferito da tutti gli altri.

Patrizia e io ci siamo divertite a identificarci in una o più categorie e a capire a quale tipologia appartengono i nostri colleghi. Voi a quale appartenete?

Trovate la ricerca originale su http://www.gla.ac.uk/news/headline_241527_en.html

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INTERVISTA A MARA VALSECCHI TRADE MARKETING MANAGER STAR

PC  Sono molti i nostri intervistati che hanno sottolineato la crescente importanza del trade marketing, cioè l’applicazione delle tecniche di marketing sulla distribuzione piuttosto che sul consumatore finale. Questo a  conferma, se ce ne fosse bisogno, del grande potere che ha da anni la distribuzione sull’industria.

Abbiamo quindi deciso di chiedere a Mara Valsecchi, che dirige la divisione dedicata al trade marketing in Gallina Blanca STAR, di aiutarci a capire quali sono i requisiti che deve avere un giovane talento per affermarsi in questa branca del marketing che offre buone possibilità di inserimento. Nelle risposte di Mara traspare l’entusiasmo che profonde sia nel suo lavoro che nella selezione dei candidati.

Trampolinodilancio: Quali caratteristiche deve avere un giovane per entrare nel reparto trade marketing di Star?

Mara Valsecchi: Cerchiamo giovani intraprendenti, proattivi e capaci di assumersi piccole e grandi sfide quotidiane. Vogliamo talenti tenaci verso la risoluzione dei problemi e flessibili nei confronti di contesti in continuo e veloce cambiamento.  Cerchiamo donne e uomini che sentano Star come la propria azienda.

Trampolinodilancio: C’è una persona che hai assunto che ti è rimasta impressa perché rappresenta le qualità che deve avere un candidato?

Mara Valsecchi Trade Marketing Manager Star

Mara Valsecchi: In Star diamo tantissima importanza alla fase di selezione dei candidati e dedichiamo molto tempo alle interviste. Cerchiamo con questo di andare a fondo nei confronti di quelle che sono le reali capacità ed aspirazioni delle persone che vogliono collaborare con noi. Per questo tutte le persone che ho selezionato nella mia carriera professionale hanno poi confermato quelle che erano le aspettative.

Trampolinodilancio: Un consiglio su come affrontare un colloquio di lavoro?

Mara Valsecchi: Siate “sinceri”. Azienda e candidato devono essere certi di aver fatto la scelta giusta scegliendosi reciprocamente. Pertanto fingere di avere delle skills che non si hanno o viceversa promettere ad un candidato cose che non si possono poi mantenere potrebbero generare forte malcontento e demotivazione da entrambe le parti.

Siate “entusiasti” verso l’opportunità di assumervi nuove sfide.

Siate “umili”  e affamati di conoscenza.

Trampolinodilancio: In quale settore del marketing e della comunicazione ci sono maggiori prospettive di sviluppo per i giovani al momento?

Mara Valsecchi: Il largo consumo è ancora un settore fortemente dinamico e pertanto capace di assorbire giovani che vogliono intraprendere un esperienza professionale in tale settore.

Trampolinodilancio: Quale consiglio potresti dare a un giovane che voglia entrare nel mondo del marketing e della comunicazione?

Mara Valsecchi: Cercate di fare esperienza nelle grandi aziende che vi possono offrire contesti complessi e dinamici in organizzazioni strutturate e in grado di trasferire knowhow.

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Come sostenere un colloquio su skype

PC Mi è stato suggerito da una lettrice di dare indicazioni su come comportarsi nel caso in cui il colloquio avvenga tramite Skype, il sistema che permette di chattare e videochiamare usando il pc. Sta infatti diffondendosi questa abitudine nelle aziende internazionali che devono intervistare candidati molto lontani, ma che non rinunciano alla possibilità di vederli di persona.

Posso dire a buon senso e dopo aver letto quello che è disponibile su internet che valgono, con i dovuti aggiustamenti,  le regole generali per sostenere un colloquio di persona. Le provo a riassumere:

ESSERE PREPARATI

È  fondamentale prendere dimestichezza con Skype in anticipo, se non lo si è mai usato prima, in modo da risultare sciolti nell’utilizzo e potersi concentrare su cosa si dice. In particolare: regolate il volume (né troppo alto né troppo basso), la posizione della webcam – che vi deve inquadrare perfettamente  -, e controllate la luce, che dovrebbe illuminarvi frontalmente.

Tenete di fianco a voi il vostro curriculum, in modo da poter controllare, se necessario, date e esperienze, ma cercate di memorizzarle prima. Non è bello far vedere che voi per primi non vi ricordate i dati che vi riguardano!

ESSERE VESTITI CORRETTAMENTE

Su come vestirsi per un colloquio su Skype valgono le regole  che ha argutamente spiegato Patrizia nel post “Cosa mi metto” e ripreso io stessa nel post “Come vestirsi per un colloquio”. In più è essenziale non presentarsi come dei mezzi busti (camicia bianca sopra e pantaloni della tuta sotto) perché potrebbe succedere che vi dobbiate alzare per andare a prendere un documento che vi viene richiesto!

ESSERE ISOLATI

Come per il colloquio telefonico è essenziale che l’ambiente che vi circonda vi garantisca concentrazione e serenità: avvertite chi eventualmente vive con voi che avete bisogno di una mezz’ora di totale isolamento, spegnete il telefono, chiudete la posta sul pc per evitare che arrivino messaggi durante il colloquio.

CONTROLLARE IL CONTESTO

Il colloquio su Skype è forse l’unico tipo di colloquio che permette all’intervistatore di vedervi inseriti in un contesto che può dargli degli indizi su di voi. Scegliete quindi uno sfondo possibilmente neutro, o che mandi un messaggio che vi rappresenta. Se siete aspiranti creativi può essere interessante vedere sullo sfondo dei vostri lavori, appesi come fossero quadri, ma se volete candidarvi come affidabile responsabile marketing la collezione di Hello Kitty sullo scaffale potrebbe nuocervi.

RISPETTARE LE REGOLE DI COMUNICAZIONE NON VERBALE

Fissate negli occhi la webcam in modo da incontrare lo sguardo di chi vi sta intervistando, mantenete una postura eretta ma non rigida, parlate in modo chiaro e non troppo velocemente e ricordatevi il suggerimento di Patrizia: la gentilezza e il sorriso sono generalmente contagiosi e funzionano meglio di una password per forzare i primi livelli di resistenza (vedi il post: Ho cercato per tutto il paradiso la quota dove sta il tuo sorriso)

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